La verità sulle emissioni durante il lockdown

Lo stop agli spostamenti delle persone, della circolazione dei mezzi e delle attività produttive a causa dell’emergenza Coronavirus, ha ridotto considerevolmente i livelli di inquinamento in molte città del mondo, ma non in tutte. Questo scenario è illustrato in un’analisi pubblicata sulla rivista Nature. I rilevamenti satellitari degli ultimi mesi hanno mostrato un deciso calo delle emissioni di biossido di azoto (NO2) in Cina e nel nord Italia, ovvero nei due focolai che per primi e in modo più pesante sono stati colpiti dalla diffusione del contagio. Le concentrazioni di NO2 nell’aria sono diminuite anche nelle aree metropolitane del Regno Unito, della Germania e dei Paesi Bassi, Paesi in cui per il contenimento del virus è stato attuato attraverso un blocco totale o parziale delle attività.

I nuovi dati ricavati dalle rilevazioni satellitari del Copernicus-Sentinel-5P del progetto europeo Copernicus, evidenziano come alcune città europee hanno visto una riduzione degli ossidi di azoto anche del 45-50% rispetto al medesimo periodo dello scorso anno. In particolare si evidenzia una riduzione del 49% su Roma, 48% su Madrid, 47% su Milano, 54% a Parigi.

Chi sostiene che la ridotta presenza di auto nelle città in questi giorni non stia avendo impatti sulla qualità dell’aria ignora (o fa finta di ignorare) questi dati, e si concentra soprattutto sulle ormai note polveri sottili. Di recente, in molte regioni d’Italia si è infatti assistito a picchi di concentrazione di Pm10 e Pm2.5. Ragion per cui, per alcuni, si esagera quando si imputa alle auto un contributo determinante in termini di inquinamento. Quello che però spesso non viene detto è che, quando si parla di gas (ma ancora di più quando si parla di polveri) sono tanti i fattori che devono essere tenuti in considerazione per avere un’analisi completa della situazione.

Primo fra tutti le condizioni meteorologiche, in particolare pressione e venti. Le recenti impennate dei valori di polveri sottili sono infatti con grande probabilità riconducibili alla polvere del deserto trasportata dai venti provenienti dal Caucaso. A tutte le percentuali di riduzione viene però applicato un tasso di incertezza intorno al 15%, indotto dal fatto che la variabilità delle condizioni meteorologiche locali incide in modo assai significativo sulle concentrazioni di biossido di azoto (in particolare pioggia e vento).

Per tale motivo l’analisi è su base mensile, in quanto settimanalmente e ancor più giornalmente risulterebbe difficile distinguere il contributo meteorologico da altri fattori per la variabilità della concentrazione degli inquinanti (questo ancor di più nel Nord Europa, dove la variabilità climatica è mediamente più elevata per il frequente passaggio di perturbazioni con venti spesso più intensi). I prossimi mesi saranno importanti per analizzare tutti i dati satellitari e, su una distanza temporale assai più lunga, poter effettuare estrapolazioni più accurate circa l’impatto meteorologico sull’inquinamento atmosferico.